Atalanta, vincere aiuta a vincere: mentalità e carattere del Gasp

A Bergamo, nelle ultime giornate, si è parlato non solo delle prossime sfide di campionato che vedranno l’Atalanta lottare per l’Europa, ma anche della questione caratteriale nella quale questa squadra affronta le partite. Da tre anni Gasperini ha cambiato il volto dei bergamaschi, portando i giocatori a crescere sotto tutti i punti di vista. Domenica la Dea affronterà in campo la Sampdoria allo stadio Luigi Ferraris, ma nonostante i blucerchiati siano una squadra ulteriormente rinforzata dopo il mercato di gennaio (a livello di rosa), i nerazzurri non firmano per il pareggio: segno di grande fame e di grande grinta.

MENTALITÀ GIUSTA, INDIPENDENTEMENTE DAL RISULTATO – Definire l’Atalanta una ex provinciale ormai diventata grande è un dato di fatto. In generale quando si parla della Dea nerazzurra, si pensa solo al buon gioco e alle giocate di Ilicic e Gomez. Ma la cosa che deve far riflettere agli appassionati, è il “come” questa squadra riesca a tirare fuori delle prestazioni straordinarie, nonostante sulla carta ci siano giocatori meno conosciuti. La mentalità che ha portato il mister di Grugliasco all’Atalanta è stata fondamentale. La parola d’ordine è solo una: lottare solo ed esclusivamente per vincere. Lui non si accontenta per il pareggio, lotta per portare a casa i tre punti anche se si trovasse di fronte il Barcellona. Certo, per il 3-4-1-2 offensivo si rischia molto in difesa, infatti sono capitate delle sconfitte per la troppa voglia di vincere, ma la certezza è quella di vedere una Dea compatta e che gioca per un solo risultato; rispecchiando il concetto atalantino: “La maglia sudata sempre”.

MEGLIO DUE FERITI CHE UN MORTO (TRANNE PER L’ATALANTA DI GASPERINI) – Mettiamo per il momento il “profeta Gasp” da parte e ritorniamo indietro di qualche anno; quando l’Atalanta lottava per rimanere in Serie A e stava a metà classifica. Per chi ha la memoria corta prendiamo l’esempio più ricordato dai tifosi nerazzurri: il secondo ciclo di Stefano Colantuono (dal 2011 al 2015). Aldilà dell’aggressività della squadra nella quale il gioco passava quasi in secondo piano, si partiva col classico concetto: “Meglio due feriti che un morto”. Con l’arrivo di Gasperini, la storia è cambiata, e alla domanda “Lei firmerebbe per il pareggio?”, lui risponde sempre così: “Non firmo per pareggiare. Noi lottiamo per vincere”.

SI PERDE LA BATTAGLIA? LA GUERRA È UNA COSA DIVERSA – L’Atalanta è pienamente concentrata sulla sfida domenica contro la Sampdoria allo stadio Luigi Ferraris. Una partita che vale uno scontro diretto per andare in Europa League. Ma se nel caso la Dea dovesse perdere nonostante l’atteggiamento grintoso? Certo, sono pur sempre tre punti pesanti ai fini della classifica, ma anche l’anno scorso i bergamaschi avevano perso entrambi gli scontri diretti con i blucerchiati, e nonostante ciò il risultato europeo è arrivato alla fine. Staremo a vedere come si evolverà la situazione domenica, con la consapevolezza di vedere l’Atalanta lottare per i tre punti.

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Studente universitario iscritto alla facoltà Scienze della Comunicazione. La mia più grande passione è il calcio: soprattutto nell'ambito giornalistico.