Atalanta-Lazio 0-2: una sconfitta tra gli applausi del popolo atalantino

Atalanta, non credevamo di amarti così tanto…”. È questa la sensazione provata dal popolo atalantino dopo il fischio finale: la consapevolezza del proprio amore interiore verso questa squadra meravigliosa. La Lazio vince 2-0, porta a casa la Coppa Italia, ma la Dea nonostante ciò esce a testa alta di fronte ai suoi tifosi. Aldilà del risultato, è stato un giorno ricco di passione, dove la citta di Bergamo ha portato i colori nerazzurri fino a Roma. Sono state provate delle emozioni indescrivibili e molto difficili da interpretare: solo chi era presente ieri sera potrà capire; anche solo attraverso un semplice sguardo.

VIAGGIO LUNGO E APPASSIONANTE: TRA PRANZI DOC, CORI E CONTROLLI, SI ARRIVA A ROMA – Il 15 maggio è cominciato in questa maniera: sveglia presto, tempo per lavarsi, maglietta nerazzurra, sciarpa, biglietto, bandiera e via verso Roma. C’è chi decide di andare in treno, altri preferiscono la macchina, e poi ci sono le organizzazioni con tanto di pullman (Chei de la Coriera; Rebelot, Club Amici Atalanta, Lupi del Serio, Le Tigri di Parre e molti altri…). In questi casi ci si trova in un contesto veramente interessante: cori, sciarpate, tanta passione e una sana organizzazione in modo che tutto vada bene seguendo le giuste procedure. Per pranzo classico panino al volo? No signori, i sostenitori nerazzurri hanno portato una grande quantità di cibo che in confronto Capodanno non è nulla: pasta, lasagne, panini, salame, formaggio, dolci, pizze e da bere si passa dalla classica acqua agli alcolici. 6/7 ore di tempo ed eccoci allo stadio Olimpico. La voce del popolo nerazzurro comincia a farsi sentire seriamente e nonostante i controlli degli steward siano proposti, a livello pratico, in una maniera poco organizzata, si entra sugli spalti e l’atmosfera della tifoseria dell’Atalanta lascia tutti a bocca aperta.

CENTO? MILLE? DIECI MILA? NO, LA CITTÀ DI BERGAMO – La Curva Sud dello stadio Olimpico è piena di tifosi dell’Atalanta e ci si rende conto di assistere a qualcosa di straordinario: più di 21 mila atalantini al seguito. Grande cornice con i dovuti preparativi e al momento dell’entrata in campo delle squadre, il pubblico della Dea comincia a far sentire tutto il suo calore con una voce talmente alta che azzera completamente il concetto di “trasferta”: neanche chi ha vissuto più di 30 anni di stadio ha mai visto una cosa del genere. Metaforicamente parlando, è come se la curva dell’Atalanta trasmettesse attraverso i suoi canti, tutti i sacrifici che in questi anni hanno contraddistinto la stessa tifoseria bergamasca (passione, amore e stare al fianco della squadra indipendentemente dal risultato). Neanche la tifoseria laziale riesce a placare il muro nerazzurro.

GLI ERRORI DI BANTI E I GOAL DELLA LAZIO: LA FINE DI UN SOGNO – La partita è sullo 0-0, ma nonostante la Dea giochi la gara a viso aperto, l’arbitro Banti condiziona molto la partita dal punto di vista mentale: un rigore netto negato ai nerazzurri, una linea nella quale ad ogni fallo degli uomini di Gasperini il cartellino era presente, ma quando i biancocelesti giocavano duro sotto il profilo della cattiveria, non veniva preso nessun provvedimento. La rabbia ribolle e la squadra viene influenzata (oltre a commettere determinati errori) e la Lazio passa in vantaggio. Il pubblico dell’Atalanta ci crede, ma non basta e c’è il raddoppio di Correa alla fine. Triplice fischio e la Lazio vince la Coppa Italia: c’è chi si arrabbia con Banti per il torto subito, chi invece crede che la Dea non sia ancora pronta per questi traguardi, ma ciò che succede a fine partita è qualcosa nella quale il popolo atalantino e la città di Bergamo ne escono vincitori.

L’APPLAUSO A FINE PARTITA, LE LACRIME DELLA SQIADRA: SI RITORNA A CASA PIÙ INNAMORATI DI QUESTA ATALANTA – Al fischio finale la Lazio e i tifosi biancocelesti esultano per aver vinto la Coppa Italia, ma in quel momento la curva nerazzurra applaude e incita la sua Atalanta aldilà della sconfitta. Subito cominciano piangere i giocatori; in particolar modo Toloi, Masiello, Gollini e Gomez. Si alza subito il coro “Grazie ragazzi” e la squadra viene accolta come se avesse vinto. Per alcuni potrebbe sembrare una sorta di banalità, ma a Bergamo non è presa come una giustificazione; bensì come una sorta di ricalco di quanto la gente bergamasca tenga alla sua Dea. Alla fine non si è portato a casa quel trofeo che manca da 56 anni, ma con una consapevolezza: dopo quello visto ieri sera, abbiamo capito ancora di più quanto siamo innamorati di questa Atalanta, di quei colori magici che ci fanno venire i brividi e che nonostante tutto, si avrà l’orgoglio di gridare ancora più forte: “Forza Atalanta”. Prima, durante, dopo.

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Studente universitario iscritto alla facoltà Scienze della Comunicazione. La mia più grande passione è il calcio: soprattutto nell'ambito giornalistico.
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