Atalanta campione d’Italia Primavera: cala il sipario su una stagione da “Dea”

Vincere un titolo vale tanto, ma per l’Atalanta, analizzando la sua storia da 111 anni a sta parte, vale doppio. Lo scudetto Primavera torna a Bergamo dopo 21 anni (1997-1998) ed è la ciliegina sulla torta di una stagione straordinaria in tutto e per tutto. Allo stadio Tardini di Parma l’atto conclusivo del campionato vede prevalere i nerazzurri sull’Inter per 1-0 (dominatrice delle ultime due stagioni). La vittoria dello scudetto è il coronamento di un grande lavoro a Zingonia, dove il settore giovanile dell’Atalanta è ritornato ad essere il migliore: sotto il profilo tecnico ma soprattutto umano.

PARTITA VINTA DA ATALANTA: COLLEY PUNISCE L’INTER – Pronti via e le due squadre si affrontano a viso aperto: l’Inter si rende pericolosa e l’Atalanta ribatte colpo su colpo. Pericolosi i milanesi al 38’ con Salcedo, che cerca il colpo da biliardo sul palo lontano, ma Ndiaye respinge. Allo scadere del primo tempo arriva la prima grande occasione per la Dea: Dekic respinge con la mano di richiamo il colpo di testa da distanza ravvicinata di Heidenreich. Nella ripresa dopo un palo colpito da Esposito, i bergamaschi trovano la rete dello scudetto: contropiede fulmineo degli orobici con Kulusevski che serve Colley che controlla e, a tu per tu col portiere, lo fulmina da posizione defilata. Al triplice fischio finale è festa: l’Atalanta è campione d’Italia.

DEDICA A MINO FAVINI: IL CORONAMENTO DI UNA STAGIONE DA DEA – Lo scudetto conquistato ieri sera è il segno della rinascita del settore giovanile dell’Atalanta. Da quando Percassi ha ripreso la società nel lontano 2010, il vivaio ha subito degli interventi decisivi per ritornare al Top, e in 10 anni è arrivato non solo il tricolore, ma anche la possibilità di sfornare grandi talenti per la prima squadra. A Zingonia non solo si lavora 24 ore su 24 per creare dei futuri campioni ma anche (e soprattutto) per creare uomini dai grandi valori: come da grande tradizione. La vittoria dell’Atalanta sembra un segno del destino; il modo migliore per ricordare un pezzo di storia come Favini: colui che quel vivaio lo rese grande. Il saluto dei giocatori sotto la tribuna piena di tifosi nerazzurri (unici come sempre), cantando il coro “Mino Favini!” è stato emozionante. Il sipario di una stagione straordinaria contando il risultato della prima squadra: in poche parole, una stagione da Dea.

Fonte foto: CalcioTime

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Studente universitario iscritto alla facoltà Scienze della Comunicazione. La mia più grande passione è il calcio: soprattutto nell'ambito giornalistico.